ESN Cagliari presenta l’esperienza e il punto di vista di Marco, socio in Erasmus a Cordoba, costretto a ritornare a casa a causa del coronavirus che affligge in questo momento tutto il mondo.
La mia esperienza Erasmus inizia un caldissimo giovedì 5 settembre 2019 con un volo per la Spagna. Direzione? Córdoba, città con alle spalle una storia millenaria, simbolo di religioni, culture e architetture diverse che l’hanno resa il centro meraviglioso che posiamo oggi ammirare.
Il primo semestre vola, tra viaggi, feste, attività culturali, molte delle quali organizzate dai ragazzi della sezione locale di ESN, che dal primo giorno ci ha fatto sentire come a casa. Gennaio e febbraio sono mesi di studio. Le giornate intere in biblioteca logorano l’energia di noi Erasmus, specialmente quella di chi alla fine del mese dovrà tornare a casa. Per fortuna non è il mio caso, mi aspettano altri 5 mesi, che già immagino conditi di nuove esperienze e di nuovi compagni di viaggio.
Finora, tutto secondo i piani. Già, finora! Perché a partire da inizio marzo, come ben sappiamo, la situazione cambia drasticamente, prima in Italia, poi in Spagna, poi ancora in tutto il pianeta. Iniziamo a percepire lo spettro del Coronavirus proprio quando in Italia aumentano vertiginosamente i contagi, soprattutto al nord. Scatta poi il periodo di quarantena obbligatoria, di conseguenza la preoccupazione sale ulteriormente: sentire che i propri familiari sono costretti a rimanere chiusi in casa, senza poter svolgere la vita di tutti i giorni, e temere per la loro incolumità, stravolge le nostre giornate.
E in Spagna? Noi italiani, anche mettendoci in contatto con amici sparsi per la penisola iberica, percepiamo che tra la comunità spagnola la gente non ha ancora preso coscienza della gravità della situazione, nonostante un numero crescente di contagi, soprattutto nella regione di Madrid. Parlando con amici di Còrdoba, ci sentiamo quasi in imbarazzo a parlare del problema, che viene spesso minimizzato. Quando ancora la vita in città prosegue come se nulla stesse accadendo, io e tanti altri iniziamo ad usare mascherine, guanti e gel igienizzante. Per strada la gente ci fissa, a dimostrazione di una diffusa inconsapevolezza di ciò che di lì a pochissimi giorni cambierà le abitudini di tutti.
ESN Córdoba saggiamente sospende tutte le attività in programma, e da subito, insieme a tutto il network spagnolo, italiano e internazionale si mostra comprensivo e compassionevole nei confronti del nostro drammatico momento.
La situazione non cambia fino al 15 di marzo, quando le autorità spagnole impongono la quarantena, con restrizioni molto simili a quelle italiane. Intanto molti di noi rientrano nel proprio Pese d’origine, primi fa tutti gli italiani. Anche in virtù della partenza di due dei miei coinquilini, decido di trascorrere la quarantena con due mie amiche. Ci facciamo forza a vicenda, ci sosteniamo, cerchiamo di passare il tempo e di seguire le lezioni online.
Non è per niente facile cambiare completamente stile di vita nell’arco di così pochi giorni. Renderci conto di aver fatto tante cose per l’ultima volta senza saperlo ci abbatte, capire che non potremo più fare una passeggiata tra le vie del centro liberamente ci fa piangere il cuore. Sono momenti nei quali capisci la forza delle amicizie e dei legami che solo un’esperienza come quella dell’Erasmus può permetterti.
Dopo una decina di giorni di incertezza, io e le mie due compagne di sventure decidiamo di rientrare in Italia con uno dei voli di rimpatrio messi a disposizione da Alitalia, in partenza dagli aeroporti di Málaga e Madrid. Tra valigie, pacchi da spedire, documenti, mail, altre mail, e problemi di ogni tipo, riusciamo a tornare a casa, senza però interrompere la mobilità e lasciando ancora aperta la possibilità di terminare il nostro Erasmus, anche se da remoto.
Questo è stato il punto finale della mia esperienza, un punto che non avrei immaginato neanche nella peggiore delle ipotesi. È triste veder svanire così quello che è stato senza dubbio l’anno più bello e ricco di esperienze della propria vita. Nella sfortuna, ho avuto la fortuna di godermi alla grande il primo semestre e ho capito, una volta di più, che ogni attimo va vissuto appieno: siamo troppo giovani per preferire un rimpianto al rimorso.